Analisi cambio EUR/USD nello scenario post riunione BCE

Nella giornata di ieri il dollaro si è moderatamente rafforzato: la ragione non è tuttavia da ascriversi all’emersione di novità macro favorevoli dagli Stati Uniti, quanto a meri fattori tecnici che in buona parte sono riconducibili ad aggiustamenti sul cambio dell’euro in attesa della riunione BCE di ieri. Come era facilmente intuibile, considerato che nella riunione BCE il titolare dell’Eurotower, Mario Draghi, ha di fatto preannunciato il via libera di una nuova stagione di quantitative easing a dicembre, se la situazione non dovesse concretamente migliorare, a beneficiarne è stato il biglietto verde.

Lo scenario è dunque contrario a quello che preannunciavano alcuni osservatori, secondo cui se la BCE non avesse alzato i toni la moneta unica avrebbe potuto beneficiarne e il biglietto verde avrebbe potuto rapidamente perdere quanto recuperato nella giornata precedente.

Per quanto concerne l’euro, l’attesa di ieri era tutta per la riunione, già ricordata, della Banca Centrale Europea. Era già noto che la banca centrale rimaneva pronta a intervenire estendendo o ampliando il QE se il quadro di inflazione e crescita dell’area dovesse deteriorarsi, ma l’euro fino ad ora non era stato penalizzato poiché la BCE aveva più volte precisato che era ancora presto per trarre delle conclusioni.

Tuttavia, l’accelerazione di Mario Draghi ha prodotto l’effetto più prevedibile nella valuta unica, scesa rapidamente sotto quota 1,12. Lo scenario potrebbe ulteriormente chiarirsi a dicembre, quando saranno altresì note le intenzioni della Federal Reserve sul fronte del probabile rialzo dei tassi di interesse di riferimento in ambito euro.

Dunque, quanto era prevedibile alla vigilia della riunione BCE non si è manifestato. Se l’istituto si fosse tenuto neutrale, l’euro avrebbe potuto rafforzarsi tornando probabilmente a testare l’area di resistenza 1,1410-1,1450 EUR/USD. Un eventuale ulteriore apprezzamento dell’euro sarebbe stato comunque da leggersi solo come temporaneo, ferma restando la debolezza della valuta in chiave rialzo dei tassi Fed.

Tuttavia, Draghi ha esplicitamente rilevato che gli sviluppi più recenti aumentano ulteriormente i rischi verso il basso, aprendo margini formali ed espliciti a dicembre, quando la riunione BCE potrebbe effettivamente varare un rafforzamento del quantitative easing in termini di volumi e/o modalità. In questo caso, però, riteniamo difficile che l’euro possa indebolirsi effettivamente sotto quota 1,10, e permanere sotto tale soglia. Un livello che invece puntiamo come molto probabile quando la Federal Reserve darà il via alla stagione del rialzo dei tassi di interesse di riferimento per la sua area.

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