Che cosa è il bail in?

bail in

Se ne parla in misura sempre più diffusa, e non sempre sembra esservi la giusta consapevolezza su tale tema. Parliamo naturalmente del bail in, uno dei protagonisti mediatici di queste settimane, che dal 2016 – almeno in via teorica – potrebbe riguardare tutti i correntisti in seguito all’entrata in vigore anche in Italia della Direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) sui salvataggi e sulla risoluzione delle crisi bancarie.

Ma cosa significa bail in?

Iniziamo con il ricordare che fino ad oggi il conto dei dissesti creditizi veniva ripianato dagli Stati, con il ricorso alla fiscalità o ai Fondi di garanzia, come avvenuto in molti casi anche in Europa dopo il crack di Lehman Brothers: secondo Eurostat, ad esempio, alla fine del 2013 gli aiuti ai sistemi creditizi nazionali per reggere l’urto della crisi finanziaria globale avevano accresciuto il debito pubblico di quasi 250 miliardi in Germania, quasi 60 in Spagna, 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, 19 circa in Belgio e Austria e quasi 18 in Portogallo.

In Italia – ricordava Plus24, il magazine del quotidiano Il Sole 24 Ore – il sostegno pubblico è stato di circa 4 miliardi, tutti ormai restituiti. Eppure, dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare radicalmente, valutato che a pagare il conto di errori di gestione ed eventuali illeciti del management saranno chiamati innanzitutto gli azionisti, in subordine gli obbligazionisti e, se non bastassero i loro sacrifici, anche i correntisti che hanno sul conto corrente almeno 100 mila euro.

Ad ogni modo, prima di gridare di preoccupazione, è bene ragionare in termini prospettici, contando sul fatto che non tutto è ancora definitivo e che in assenza del decreto di attuazione della legge delega al Governo per il recepimento della Brrd, restano alcune zone d’ombra che dovranno essere eliminate sulle ricadute per i correntisti.

In particolare, la Banca d’Italia e il ministero dell’Economia dovranno concordare regole certe sulle somme depositate nei conti cointestati, e in particolare sul calcolo del tetto di garanzia dei 100mila euro, che rappresentano una soglia oltre la quale i correntisti, come già anticipato, saranno chiamati potenzialmente in causa per risolvere i guai delle banche.

Il sistema non dovrebbe trovare pronta applicazione ma, in ogni caso, è stato più che sufficiente per rilanciare l’attenzione sui potenziali dissesti creditizi, e sui sacrifici che i correntisti potrebbero effettuare per salvare le proprie “care” banche…

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