Cosa aspettarsi dalla riunione FOMC del 27 luglio

La riunione del FOMC in programma per il prossimo 27 luglio, salvo clamorose sorprese sulle quali sembra non scommettere nessun analista, dovrebbe concludersi con tassi di interesse di riferimento invariati e con una valutazione in miglioramento della ripresa. Il comunicato dovrebbe mantenere un atteggiamento di cautela, pur ripetendo che il Comitato si aspetta ulteriori graduali rialzi dei tassi nel corso del prossimo futuro a breve medio termine.

In particolare, è prevedibile che se le condizioni economiche e finanziarie globali resteranno stabili nei prossimi mesi, l’evoluzione dei dati americani dovrebbe convalidare le stime del FOMC che prevedono il proseguimento di un sentiero dei tassi in rialzo molto graduale. Nel contesto in evoluzione, è certamente possibile stimare un modesto rialzo dell’inflazione, espansione intorno a 150 mila nuovi occupati al mese e crescita moderata sostenuta da consumi, costruzioni residenziali e da una stabilizzazione dell’attività nel manifatturiero.

Pertanto, in tale scenario, e soprattutto in assenza di shock significativi all’esterno dei confini del Paese nordamericano, e di ampi movimenti sul dollaro, è possibile ritenere che il FOMC possa considerare un rialzo a settembre, quando la situazione sarà anche molto più definita rispetto al clima di incertezza odierna. Un messaggio in questo senso potrebbe essere trasmesso in modo velato nel comunicato, ma in modo più chiaro nei verbali e possibilmente in occasione dell’intervento di Yellen a Jackson Hole. Per quanto riguarda il sentiero dei tassi nel medio termine, tuttavia, l’incertezza sulla stima del tasso di interesse neutrale indurrà il Comitato a muoversi con estrema cautela, e a preferire il rischio di agire troppo tardi piuttosto che troppo presto.

Insomma, quel che emerge è che ancora una volta la riunione FOMC del prossimo 27 luglio potrà mettere un tassello fondamentale nel percorso di divergenza tra le politiche monetarie della Federal Reserve, e quelle delle altre Banche centrali. In particolare, il gap dovrebbe farsi particolarmente significativo nei confronti della Banca Centrale Europea, che ha rinnovato il proprio atteggiamento attendista e la propria politica di comunicazione accomodante, rimandando però al mese di settembre qualsiasi tentativo di approcciare a una modifica del proprio odierno approccio monetario, e pur precisando (e per certi versi anticipato) che vi saranno nuove misure di stimolo, nei limiti che l’istituto monetario è in grado di esercitare.

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