Crisi commodities e non solo: in futuro ci sarà meno petrolio

Il drastico calo delle quotazioni del petrolio, sceso per la prima volta da 12 anni a questa parte sotto la soglia (psicologica, e non) dei 30 dollari al barile, non ha ancora prodotto risultati significativi in termini di produzione, che continua pertanto a esercitare una forte pressione sui prezzi.

Tuttavia, qualcosa sta già cambiando. E se 2,9 milioni di barili al giorno di nuova offerta sono stati tagliati, in conseguenza delle riduzione degli investimenti operati dalle compagnie petrolifere, è anche vero che molto rimane ancora da fare e, presumibilmente, sarà fatto.

Secondo le stime prodotte da WoodMackenzie, ad esempio, nel primo anno di discesa dei prezzi del petrolio sono stati rinviati ben 46 progetti, che poi si aggiungono ai 68 dei mesi scorsi, con conseguente perdita di sviluppo di riserve di petrolio per 27 miliardi di barili equivalenti. L’importo dei tagli operati è quasi raddoppiato, da 200 a ben 380 miliardi di dollari, di cui 170 miliardi che avrebbero dovuto essere investiti a breve, nei prossimi cinque anni. Quanto sopra, in termini di produzione, significa 1,5 milioni di barili giornalieri in meno da qui al 2021, che saliranno a 2,9 milioni di barili giornalieri entro il 2025.

Ad ogni modo, sottolineava ancora la ricerca di WoodMackenzie, i tagli non hanno riguardato solamente progetti di grande importanza, quanto anche e soprattutto quelli di medio o piccolo quantitativo (solamente il 10% riguarda infatti maxi progetti, come ad esempio la fase 2 del Kashagan, il giacimento kazakho nel quale è coinvolta anche l’Eni).

Meno progetti significa, dunque, meno produzione di petrolio. E, pertanto, meno greggio in circolazione, con ciò che ne consegue sul fronte dell’economia e della società. Per quanto attiene le quotazioni, le stesse, dopo essersi ridotte di due terzi nel giro di appena 18 mesi, oggi si aggirano intorno a 30 dollari, con la maggior parte degli analisti che ritengono che scenderanno ancora, a 20 dollari o – come il caso del dossier Standard Chartered – a 10 dollari.

Intanto, il mercato dei future sembra supportare indicazioni non positive. Ad essere basse non sono solamente le quotazioni a pronti, ma anche quelle per scadenze più lontane nel tempo, che le compagnie petrolifere osservano con attenzione quando approntano i piani di investimento. Piani di investimento oggetto di continua emorragia e, probabilmente, nella buona parte dei casi, di definitivo abbandono.

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