Dati macro condizionano i mercati azionari

investire euro

Sul fronte dei dati macro economici, nelle ultime ore sta crescendo l’attesa, in Europa, per le statistiche relative alla disoccupazione che, dopo la nuova e inattesa flessione vista ieri per l’indice tedesco in ottobre, per la zona euro nel suo complesso dovrebbe mostrare una marginale flessione del tasso dal 10,1 per cento di agosto al 10,0 per cento in settembre. Rimangono stabili le attese invece per il dato italiano che, secondo le stime di consenso, dovrebbe confermare la disoccupazione all’11,4 per cento in settembre. Anche negli Stati Uniti il focus sarà sulle statistiche per il mercato del lavoro: in attesa dei dati ufficiali dell’employment report di venerdì dovrebbero risultare poco mosse le richieste di sussidi di gli ordini all’industria sono attesi in crescita stabile a +0,2 per cento mese su mese in settembre mentre l’indagine di fiducia ISM per i settori non manifatturieri è vista in correzione da 57,1 punti a 56,0 punti in ottobre, in scia al rallentamento che ha già interessato l’altra indagine ISM.

I dati macro hanno avuto impatto sui mercati azionari, con Wall Street che ha visto proseguire le vendite, e con l’S&P500 che archivia la settima giornata consecutiva in calo, registrando un nuovo minimo degli ultimi quattro mesi. L’indice arresta ancora la sua discesa in corrispondenza del supporto dinamico rappresentato dalla parte bassa del canale ribassista costruito sui massimi storici degli ultimi mesi. Le pressioni in vendita caratterizzano la totalità dei comparti, con le Utility, l’Immobiliare e l’Energia che registrano i cali maggiori, compensati solo in parte dalla forza relativa del Farmaceutico, Retail e dal comparto legato ai trasporti.

Come risulta facilmente comprensibile, il sentiment di breve periodo resta influenzato negativamente dal recupero nei sondaggi del candidato repubblicano Trump, meno gradito dal mercato per via della sua politica di maggiore discontinuità rispetto al passato. A questo si aggiunge la debolezza del petrolio, accentuata ieri dall’inatteso rialzo delle scorte settimanali, la variazione più ampia di tutta la serie storica. Il mercato non ha mostrato nessuna reazione alle conclusioni della riunione della Fed con il mantenimento dell’attuale livello dei tassi, peraltro già ampiamento atteso e incorporato nei prezzi.

Contrastati anche i listini asiatici, in un giorno in cui Tokyo è comunque chiusa per festività nazionale. La crescita dell’indice PMI dei servizi cinese di ottobre garantisce sostegno al mercato domestico, con i principali indici che registrano rialzi superiori al mezzo punto percentuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *