Dollaro, cosa accadrà in attesa del FOMC

federal reserve

Nonostante le apparenze (per lo meno, per la visione eurocentrica) il 2015 sarà un anno tutt’altro che semplice per la Federal Reserve. L’anno recentemente avviato sarà infatti un esercizio particolarmente delicato per la politica monetaria dell’istituto federale statunitense, che cercherà di allontanarsi da un periodo prolungato in cui la direzione della politica monetaria era appropriata per tutti i suoi obiettivi, ma che potrebbe risultare rapidamente obsoleta per favorire gli obiettivi della massima occupazione, prezzi stabili e tassi di interesse di lungo termine moderati.

Nel 2015, infatti, mentre il tasso di disoccupazione raggiungerà il livello di equilibrio, l’inflazione si mostrerà sempre più lontana dal target del 2% (e, anzi, non è escluso che possa virare in territorio negativo pur temporaneamente). Una congiunzione di eventi che potrebbe aumentare l’incertezza per le decisioni di politica monetaria.

Cosa attendersi dalla Fed nel breve termine e nel medio periodo

Per il momento, tuttavia, non ci attendiamo grandissime novità. Nell’imminente FOMC, infatti, sarà possibile prendersi il giusto tempo per raccogliere altre informazioni, arricchendo quindi la modifica alla guidance di dicembre. Già all’epoca, il comunicato sottolineava come il FOMC potrà essere paziente nell’iniziare a normalizzare la stance della politica monetaria, e che è improbabile un rialzo per almeno un paio di riunioni (pertanto, niente rialzo tassi Fed almeno fino a marzo).

A nostro giudizio, le probabilità sembrano convergere per un incremento dei tassi di interesse di riferimento slittato al mese di giugno, mentre a marzo si affineranno le aspettative di mercato. Nei primi tre mesi del 2015 saranno infatti disponibili due nuovi dati del mercato del lavoro (gennaio e febbraio) e uno di inflazione (gennaio). È inoltre probabile che a metà marzo l’economia statunitense abbia il tasso di disoccupazione oramai all’interno dell’intervallo considerabile di piena occupazione (tra il 5,2% e il 5,5%) e l’inflazione vicino allo zero.

Non si pensi, tuttavia, che la riunione di gennaio sia inutile. Affatto: la riunione darà informazioni prelibate mediante due comunicati. Il primo, regolare, da pubblicarsi oggi prenderà atto del conflitto tra gli obiettivi, rilevando il miglioramento del mercato del lavoro e la temporanea riduzione dell’inflazione. Nel comunicato sulla strategia di politica monetaria, che verrà pubblicato il 18 febbraio insieme ai verbali, ci potrebbe essere qualche indicazione aggiuntiva sull’approccio bilanciato in caso di conflitto tra gli obiettivi. In particolare, il fatto che il raggiungimento dell’obiettivo sull’occupazione sia saldo, e basato su fondamentali duraturi, mentre il calo dell’inflazione sia in gran parte un fenomeno temporaneo, dovrebbe far pendere l’ago della bilancia in favore di una normalizzazione della politica monetaria verso metà dell’anno.

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