Dollaro e petrolio in calo

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Le ultime ore hanno portato in flessione il dollaro e il greggio, interessati da due movimenti di discreta debolezza – per quanto, riteniamo, evidentemente temporanei. Cominciamo con un rapido sguardo al mercato dei cambi valutari, dove continuano a imperversare i tre temi chiave che stanno condizionando nelle ultime settimane le evoluzioni delle quotazioni delle principali valute.

In particolare, il dollaro statunitense continua a veleggiare su quotazioni che sono vicini al minimo delle ultime sei settimane nei confronti delle principali valute. A pesare sull’ambiente americano, e non solo, è lo sfumare delle prospettive di una stretta sui tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve, almeno nel breve termine, visto il quadro macro poco convincente: il calendario macro economico in corso di formazione sta penalizzando e non poco l’evoluzione delle decisioni in seno al FOMC, e si sta allontanando ulteriormente il conseguente apprezzamento della valuta USA, che sarebbe conseguente al rialzo dei tassi Fed.

Si tenga in merito conto che sebbene non sia escluso che un mancato rialzo dei tassi a settembre possa portarne uno nelle immediate successive occasioni, il clima internazionale è crescentemente complesso, e l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali statunitensi potrebbe rendere ancora più intricato il quadro globale, con conseguente abbandono definitivo delle idee di rialzo dei tassi Fed entro il 2016.

Lo yen continua invece a vivere in condizioni di forza: il pacchetto di misure fiscali varato dal Governo Abe avrà sicuramente degli effetti nel medio/lungo periodo, mentre la blanda azione espansiva della Bank of Japan di venerdì scorso ha deluso, nell’immediato, gli operatori (che ora si attendono decisioni più incisive nel corso della riunione del prossimo 21 settembre). La sterlina rimane invece in una posizione di attesa, in consolidamento delle proprie posizioni, in attesa delle mosse della Bank of England di giovedì: gli analisti si attendono un calo dei tassi di interesse di riferimento, che ora sono fissati allo 0,50 per cento (forse, allo 0,25 per cento), e una revisione al ribasso delle stime di crescita da parte della BoE (se la revisione dovesse essere così forte da far scendere le stime del Pil sotto quelle del Fmi, la sterlina potrebbe seriamente deprezzarsi).

Infine, passando alle commodities, ricordiamo come sul fronte petrolifero i derivati appaiono deboli (WTI ancora sotto 40 dollari al barile) nonostante la contrazione delle scorte API di ieri negli USA (-1,3 milioni di barili), che ha impedito un ribasso maggiore. Il prossimo appuntamento che potrebbe indurre a una modifica delle quotazioni è il dato settimanale EIA sulle scorte, in corso di pubblicazione: gli analisti si attendono un’erosione di circa 1,5 milioni di barili in quelle di greggio e -390.000 barili per le benzine, dato monitorato con attenzione vista la stagione della vacanze e dei grandi viaggi in auto e caravan.

Il petrolio potrebbe comunque riprendere quota già nel breve termine, mentre sul medio termine è prefigurabile una chiusura d’esercizio sopra la quota di 50 dollari al barile.

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