Dollaro, reazioni negative ma minimi di maggio non in pericolo

Successivamente all’ultimo FOMC, il dollaro ha reagito negativamente, producendo cali che lo hanno riavvicinato ai minimi di metà maggio, pur senza raggiungerli. Probabilmente la discesa è stata più ampia del previsto, e riteniamo che i minimi di maggio possano rimanere alle spalle, se la nuova tornata di dati in arrivo non dovesse deludere. Intanto, va in archivio il dato dell’inflazione, più basso delle attese, pur senza creare sofferenze sul biglietto verde bene invece il dato sul Philly Fed, migliore del previsto. Complessivamente riteniamo probabile che il dollaro inizi a consolidare, in vista di un apprezzamento più ampio all’approssimarsi del primo rialzo Fed, atteso al FOMC del 17 settembre.

Di contro, l’euro è salito post FOMC, per poi bloccarsi poco sotto il massimo di metà maggio, e confermando l’importante ruolo di resistenza dell’area intorno a 1,1465 EUR/USD. L’arretramento conseguente potrebbe essere stato accentuato almeno in parte dalla crisi greca. L’Eurogruppo della scorsa settimana si è chiuso senza alcun risultato, ed è oggi è prevista una riunione di emergenza. Non è scontato che, qualora si giungesse a un accordo, l’euro reagisca con un ampio apprezzamento. Occhi aperti dunque negli investimenti valutari odierni, perché le sorprese potrebbero non mancare.

Ulteriormente, la sterlina – diversamente dall’euro – è salita post – FOMC al di sopra dei massimi di metà maggio, aiutata da dati domestici molto positivi, che consentono di mantenere attese di un primo rialzo BoE alla fine di quest’anno o – al più tardi – nel 1° trimestre dell’anno prossimo. Per il breve termine non ci si aspettano dei dati particolarmente positivi, e dunque la settimana che si è aperta oggi dovrebbe essere priva di sostanziali spunti. Contro l’euro la sterlina potrebbe invece inaugurare, nei prossimi mesi, nuovi massimi.

Per quanto infine riguarda lo yen, il calo del dollaro rispetto alla valuta giapponese può essere considerato di corto respiro, valutato che successivamente il cambio è rientrato in un’area più nota. La Bank of Japan ha lasciato come atteso invariati i termini della politica monetaria, ribadendo che resta pronta a modificarli se questo si renderà necessario per il perseguimento dell’obiettivo di inflazione. Sempre in merito al cambio, Kuroda ha poi dichiarato che la Boj non punta a condizionare la dinamica dello yen e che l’ottimale è che questo si muova in linea con i fondamentali. Ha tuttavia lasciato intendere che non vi è preoccupazione per il recente deprezzamento della valuta nipponica.

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