Euro in lieve apprezzamento sui dati macro USA

Sulla scia della pubblicazione dei dati USA di venerdì scorso, l’euro è salito, ma restando ben al di sotto della resistenza critica di 1,1340 e chiudendo sotto 1,1300 EUR/USD (massimo di giornata a 1,1317). L’abbandono del fronte rialzista richiederebbe in senso tecnico lo sfondamento di 1,1250 EUR/USD, livello che era stato raggiunto tra mercoledì e giovedì ma che alla fine ha retto bene, ricordano gli analisti ISP.

Sotto tal punto di vista, la riunione della Banca Centrale Europea di giovedì potrebbe non essere ancora lo spunto sufficiente per sfondare tale soglia: la maggioranza degli osservatori ritiene infatti che in tale occasione i termini della politica monetaria resteranno invariati dopo l’ampio stimolo di marzo.

È inoltre probabile che la BCE giustificherà l’opportunità di una pausa con la necessità di verificare la risposta dei dati: sebbene probabilmente non chiuderà la porta a ulteriori nuovi interventi espansivi a giugno o successivamente, è anche vero che i nuovi interventi sono operabili con margini ben più ristretti rispetto al passato, e che se nel frattempo dai dati non emergeranno segnali di peggioramento, la valuta unica europea potrebbe continuare a restare supportata. Piuttosto, più della riunione BCE questa settimana potranno essere rilevanti i PMI flash in uscita venerdì, mentre domani verrà pubblicato lo ZEW tedesco.

Tra gli altri movimenti di maggiore significatività, si ricorda altresì che lo yen ha subito un lieve calo dopo la pubblicazione dei dati macro USA, per poi tentare positivamente la risalita sui dati del calo del petrolio. Il ministro delle finanze giapponese Abe ha in tal proposito dichiarato che verranno adottate tutte le misure necessarie per favorire la ricostruzione dopo il terremoto che nei giorni scorsi ha colpito il Giappone meridionale. Tuttavia, non è chiaro quali possano essere le misure intraprese, e se tra queste dovesse esserci anche il rinvio dell’aumento dell’imposta sui consumi attualmente previsto per marzo 2017: in tal senso, la tenuta dello yen diverrebbe fragile. Considerato però che non vi sono ancora certezze in questo proposito, è opportuno attendere ancora prima di muovere a più certe considerazioni.

Non possiamo dunque che auspicare qualche segnale più chiaro nel corso dei prossimi giorni, consolidando dunque i provvedimenti nella gestione delle proprie posizioni valutarie in linea con tali ambizioni.

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