Eurozona, ripresa superiore al potenziale

Gli ultimi dati statistici pubblicati nell’eurozona ci segnalano che la ripresa economica è solida (forse, più solida di quanto alcuni analisti sostengono sui principali media nazionali) e comunque superiore al potenziale: la crescita del PIL, in attesa di dati ufficiali, in questa prima parte d’anno potrebbe consolidarsi su livelli pari o superiori a 0,5 per cento trimestre su trimestre.

Discorso diverso invece per quanto concerne l’inflazione dell’euro zona. Riteniamo infatti che l’aumento al 2,0 per cento rilevato nel corso del mese di febbraio, per un livello che non si vedeva dal 2013, sia stato solamente un episodio saltuario, e che pertanto la BCE fa molto bene a mantenere elevata la cautela su tale aspetto.

Dopo la spinta dall’energia nel corso degli ultimi mesi, dalla primavera in poi l’inflazione complessiva dovrebbe essere sostenuta da un effetto statistico favorevole sui prezzi core, che potrebbe ulteriormente ingannare qualche analisi più superficiale. Il vero banco di prova sarà tuttavia la stagione estiva e quella successiva autunnale, quando ogni sostegno – tra quelli sopra citati – verrà meno e l’inflazione complessiva sarà destinata a tornare verso l’1,6 per cento sulla fine dell’anno.

Naturalmente, in questo momento il vero nodo non può che essere rappresentato dalla dinamica sottostante: per il momento, infatti, la bassa inflazione core e l’elevata incertezza politica supporteranno degli appigli al fronte meno interventista del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, inducendolo a portare avanti un approccio conservativo, di mantenimento in chiave inalterata della politica monetaria e soprattutto la consueta retorica comunicativa. Al di là delle posizioni formali, tuttavia, appare evidente che anche da questa parte dell’Atlantico (in seno alla Fed sta accadendo da diverso tempo) le divisioni interne stiano aumentando e che il dibattito, pure evidentemente preliminare, su quando e con quali modalità uscire dal quantitative easing, dal regime di tassi negativi può attendere ancora un po’. Tuttavia, appare ben evidente che nell’ipotesi in cui i dati dovessero confermarsi così forti anche in primavera e, se la Le Pen non vincerà il secondo turno in Francia a maggio (trattandosi del rischio più imminente nel calendario elettorale europeo), una discussione sui tempi e modalità di uscita dal QE e regime di tassi negativi potrebbe essere avviata a giugno.

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