Investimenti sui fondi comuni, mai così bene da 16 anni

Nel corso del primo trimestre 2015 l’andamento del risparmio gestito ha tagliato un traguardo di primissimo piano, ottenendo una raccolta da fondi e gestioni patrimoniali in grado di salire a quota 22,7 miliardi di euro, dopo i 20 miliardi di euro di febbraio e i 9 miliardi di euro di gennaio. Complessivamente, il saldo della prima parte del 2015 sfiora i 52 miliardi di euro, per il miglior trimestre da 16 anni a questa parte.

I dati, diffusi da Assogestioni, segnalano altresì che a trainare il settore sono i fondi, che hanno incassato 15,5 miliardi nel mese di marzo e, complessivamente, più di 36 miliardi di euro da inizio anno ad oggi, con un saldo trimestrale record per gli ultimi sedici anni. Gli investitori sembrano privilegiare soprattutto i flessibili (+ 6,9 miliardi di euro) e gli obbligazionari (+ 4,5 miliardi di euro), probabilmente poichè i risparmiatori domandano ancora – in parte prevalente – un senso di protezione dall’ampia volatilità dei mercati, e continuano a prediligere le cedole periodiche.

Sebbene quanto sopra sia sicuramente riscontrabile nella realtà, è bene ricordare come la ricerca di rendimento e di diversificazione del rischio sia associata alle stime positive sulla ripresa delle Borse europee, premiando pertanto le prestazioni degli azionari (la cui raccolta è cresciuta di 2,3 miliardi di euro) e i bilanciati (con raccolta cresciuta di 2,1 miliardi di euro).

Per quanto concerne le società con le maggiori entrate, come prevedibile in testa troviamo il gruppo Intesa Sanpaolo, che tra i fondi comuni di investimento e le gestioni patrimoniali è riuscito a raccogliere quasi 9 miliardi di euro, e 19 miliardi di euro da gennaio ad oggi. Bene anche Unicredit, che con la sua Pioneer è riuscita a consolidare il secondo posto con 2,9 miliardi di euro ottenuti a marzo e 6,5 miliardi di euro nel primo trimestre dell’anno. In terza posizione le masse del gruppo Generali, che nel mese di marzo sono cresciute di 1,9 miliardi di euro, e 3 miliardi di euro nel primo trimestre, ribadendosi in cima alla classifica per masse complessive (437 miliardi di euro).

Per quanto infine riguarda la provenienza dei fondi, le sottoscrizioni su fondi “stranieri” hanno raggiunto quota 11,6 miliardi di euro, contro i 3,9 miliardi di euro ottenuti dagli strumenti comuni di investimento che risultano essere domiciliati in Italia. Una preferenza confermata principalmente dalla volontà di approfittare di una disciplina fiscale più conveniente e, non certo, per scarsa affezione ai lidi tricolori, che pur possono offrire delle validissime alternative sul fronte degli impieghi nei fondi comuni di investimento e nelle gestioni patrimoniali.

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