Investire sull’euro: e se fosse il trend più conveniente dell’anno?

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Negli ultimi anni gli investimenti sull’euro sono stati sottovalutati e scoraggiati. La moneta unica è apparsa più fragile del previsto, e le condizioni di forte aleatorietà e significativa eterogeneità che si sono verificate all’interno dell’eurozona non hanno fatto nient’altro che acuire i timori degli investitori. E se invece pensassimo che l’euro sarà il trend più conveniente del 2015?

Investire sull’euro, stime in miglioramento

L’ipotesi è tutt’altro che scombinata. Già nelle ultime settimane la positiva combinazione del calo del prezzo del petrolio e del deprezzamento del cambio, unitamente all’annuncio del programma di acquisti dei titoli da parte della BCE, e una lettura più flessibile del patto di Stabilità, hanno consentito di generare stimoli molto utili per poter sostenere la ripresa della crescita dell’eurozona al di sopra del potenziale, già nel corso di quest’anno.

Naturalmente, quanto sopra non deve lasciare in secondo piano alcuni rischi in seguito ai quali gli investitori più accorti farebbero bene a tutelarsi in ottica di diversificazione e di copertura. Lo scenario geopolitico rimane infatti molto incerto, e potrebbe continuare a pesare sulle decisioni di spesa (in particolare delle imprese). L’incognita principale sarà ancora la Grecia, che – almeno fino a luglio – contribuirà a rendere molto più complesso l’ambito di analisi. Un occhio di attenzione dovrebbe inoltre essere riposto alla Spagna, non ancora in situazione di perfetta sicurezza e con le elezioni all’orizzonte.

Per quanto concerne l’inflazione (con la deflazione che, pur più lontana, rimane ancora il principale spauracchio della Bce), si ricorda come il dato sia atteso allo 0,3% nel corso del 2015, in virtù del calo del prezzo del petrolio stimato a 55 dollari nel primo trimestre dell’anno. Nel 2016 il dato potrebbe invece risalire a quota 1,3%, in virtù del deprezzamento del cambio euro / dollaro. La dinamica dell’inflazione dipenderà comunque in modo preponderante dalla dinamica dei prezzi core, risaliti almeno all’1,1% – 1,3% (stime) nel corso del prossimo biennio.

Per quanto infine riguarda la politica monetaria della Bce, non dovrebbero esserci novità di breve termine rispetto all’avvio dell’estensione degli acquisti di attività finanziarie anche ai titoli governativi. Il programma dovrebbe dunque andare avanti almeno fino a settembre 2016, con liquidità mensile di 60 miliardi. Improbabile, stando alle considerazioni precedenti, che la Bce decida di ridurre il ritmo di acquisti prima di tale data (è anzi possibile che il programma possa essere spinto con acquisti vigorosi anche nel corso del 2017).

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