Nuove previsioni sull’andamento del petrolio

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Qualche giorno fa l’US Department of Energy (DOE) ha comunicato che la scorsa settimana negli Stati Uniti le scorte totali di petrolio greggio sono diminuite, non senza un po’ di sorpresa, di 3,41 milioni di barili (mb) a 539,98 mb (-0,6 s/s, +11,4 y/y), contro le stime di consenso che prevedevano invece un aumento di 0,75 milioni di barili.

Come suggerivano le ultime analisi statistiche, a Cushing, le scorte sono invece inaspettatamente aumentate di 1.52 milioni di barili a 67,812 mb (+2,3% s/s e +11,7% a/a), mentre secondo un sondaggio condotto da Bloomberg era previsto un calo di 1 milione di barili. La produzione è diminuita di 23 mila barili a 8,80 mb/g, -0,3% s/s e -6,1% a/a. Contemporaneamente, le scorte di distillati sono calate di 1,65 milioni di barili a 155,332 mb, e quelle di benzina sono diminuite di 1,23 milioni di barili a 240,56 mb. Nelle ultime quattro settimane, pertanto, l’offerta di benzina è stata 9,48 milioni di barili giornalieri (+5,1% a/a) mentre l’offerta complessiva di prodotti è stata di 20,063 mb/g (+3,5% a/a).

Per quanto concerne le principali notizie internazionali che hanno influenzato il settore, è stato rilevato che nello scorso mese di aprile una nuova ondata di attacchi avvenuta in Nigeria contro le infrastrutture petrolifere nel Delta del Niger ha causato una riduzione della produzione al minimo degli ultimi 20 anni dato che quasi 0,4 mb/d, corrispondenti a circa un quinto della produzione del Paese, sono stati persi a seguito di danni alle infrastrutture.

Come se non bastasse, qualche giorno fa un altro oleodotto è stato chiuso, questa volta a causa di una perdita causata da assalti o sabotaggio. Un nuovo gruppo di militanti, i Niger Delta Avengers, ha rivendicato la responsabilità di gran parte dei recenti attacchi, segnalava un dossier ISP. Il Governo nigeriano sta preparando un intervento militare per evitare “la distruzione di asset strategici e infrastrutture”, ma non è ancora chiaro cosa potrebbe accadere, anche considerando che il nuovo Presidente Buhari sta riducendo i finanziamenti alle aree influenzate dai ribelli, contrariamente a quanto effettuato dal predecessore.

È insomma possibile che le attuali tensioni in Nigeria possano continuare per alcuni mesi e che possano dunque ridurre la produzione locale, tanto che le società petrolifere internazionali sono state costrette a evacuare il personale per motivi di sicurezza e rivedere alcuni piani operativi.

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