Petrolio sottostimato: il suo valore è molto più alto di quanto immaginiate…

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Il prezzo del greggio oggi viaggia sotto quota 50 dollari. Eppure, di questi tempi, appena un anno fa, le principali previsioni sul prezzo del greggio oscillavano sopra quota 100 dollari al barile. Insomma, in termini ancora più chiari, oggi il prezzo del greggio è circa la metà di quanto era stato previsto dodici mesi fa: un grossolano errore di riferimento finanziario, o l’evidenza di qualcosa di più complesso alle spalle?

Iniziamo con il ricordare che sebbene oggi il prezzo del petrolio è la metà di quanto previsto, il suo valore rimane alto, molto alto, come confermato dagli analisti di Sace, l’assicurazione del credito alle esportazioni, controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti. “Il calo dei prezzi ha comportato la necessità di rivedere alcuni progetti, aumentando l’esigenza di produrre in maniera efficiente” – afferma in tal proposito Alessandro Terzulli, che di Sace è capo economista – “Un’opportunità per le imprese italiane che lavorano in questo settore e che si distinguono per le loro capacità tecniche”.

Per quanto concerne i Paesi da prendere in considerazione, il riferimento è naturalmente a quelli che hanno già una posizione da leader nel mercato: Stati Uniti e Arabia Saudita. Le strategie dei leader sono inoltre notevolmente diverse, con i secondi che desiderano ampliare la propria importanza per diventare i primi operatori globali, e i primi che invece puntano a garantirsi l’autosufficienza energetica, e guardano quindi con interesse a nuovi giacimenti.

Per quanto concerne in maniera ancora più definita il settore petrolifero a stelle e strisce, giova ricordare che nel 2011 gli Usa hanno incrementato la produzione di petrolio di oltre 1 miliardo di barili al giorno, grazie a tecniche di estrazione via via più efficienti, con una politica energetica che – come sopra anticipato – punta all’autonomia a ogni costo. Shell ha di fatti ottenuto da Barack Obama l’autorizzazione a riprendere le attività nel mar Chukchi, a nord dell’Alaska, nonostante gli impatti ambientali e costi che si preannunciano piuttosto salati.

E l’Arabia Saudita? Il Paese appare essere al centro di una delle aree a maggiore potenziale nei prossimi anni, con crescita demografica, aumento della domanda e delle disponibilità economiche, che stanno incentivando lo sviluppo di raffinerie e di petrolchimici, oltre alla produzione di energia a fonti rinnovabili.

In tal scenario, il prezzo del petrolio potrebbe riprendere gradualmente quota, ma nel brevissimo termine non dovrebbero altresì mancare le fasi depressive, con ampi mantenimenti sotto quota 50 dollari…

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