Previsioni BCE, tutto da rifare?

Il presente non sembra offrire grandi certezze e, questo, la BCE dovrebbe averlo compreso piuttosto bene. Talmente bene che, sostanzialmente, gli scenari che erano stati tracciati appena due mesi fa sembrano essere tutti da rifare: la stima della crescita PIL in media di 1,7% nel 2016-17 sembra essere fantascienza, superata dal fatto che nell’ultimo periodo la crescita dell’economia area euro è stata di solo 0,3% t/t, con un trascinamento negativo di un decimo sulla stima 2016.

Come se non bastasse, negli ultimi giorni sono giunte ulteriori statistiche congiunturali, che hanno confermato il peggioramento di fiducia già emerso nel corso dello scorso mese di gennaio: il PMI composito è calato più delle attese a 52,7 da 53,6, un punto al di sotto della media dei sei mesi precedenti e ai minimi da oltre un anno. Tra gli altri dati, numeri intorno a 50 per l’industria francese, che dunque non riesce a svoltare con maggiore decisività. In Italia peggiora il clima nel manifatturiero, sebbene in termini assoluti si rimanga su livelli ancora coerenti con una modesta espansione.

Complessivamente, le indagini di febbraio – e in particolar modo quelle sui PMI – hanno segnalato un calo delle intenzioni ad assumere, a 51,8 da 52,4, evidenziando – qualora ve ne fosse ulteriore bisogno – che la ripresa sta perdendo impulso anche rispetto a fine 2015 e prospettano una crescita del PIL dell’Eurozona di 0,3% t/t anche a inizio 2016. Naturalmente, per potersi esprimere con maggiore incisività occorre attendere la pubblicazione di altri dati macro, come quelli su produzione, vendite al dettaglio e commercio estero. Tuttavia, la strada di rallentamento sembra essere tracciata: per crescere allo stesso ritmo del 2015, il PIL dovrebbe riaccelerare in area 0,55% t/t nei mesi centrali dell’anno, per una proporzione che non è detto che si possa verificare (considerato anche lo stimolo della politica monetaria e il calo del prezzo del greggio), ma che comunque è attualmente più probabile che non si verifichi.

A proposito del greggio, i future stanno ora suggerendo un rialzo molto graduale del prezzo del petrolio nei prossimi 24 mesi; dunque, la dinamica inflazionistica dipenderà sempre più dalla risalita dell’inflazione core che, in assenza di un recupero della crescita del PIL, appare poco probabile. La lotta contro il regime di bassa inflazione da parte della BCE durerà ancora a lungo – affermano gli analisti ISP…

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