Prezzi del carbone ancora in discesa

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Prosegue il nostro approfondimento sui prezzi delle materie prime. Occupiamoci oggi delle attività minerarie e , in particolar modo, del carbone, il cui più lungo declino degli ultimi sette anni non sembra voler mostrare segni di rallentamento, sebbene i principali prodotti (dall’Australia alla Russia) non vogliano contemporaneamente tagliare la produzione.

Lo scenario non sembra dunque essere dei migliori, considerando che i prezzi del carbone sono ai minimi dal 2007 a causa di un calo della domanda del 40% da parte della Cina, il maggior consumatore mondiale di materie prime. In line con questo deterioramento del comparto, crescono i fallimenti da parte degli operatori del settore, che lamentano come il rallentamento dell’economia cinese e i prezzi del gas naturale abbiano eroso la quota di mercato del carbone. Negli Stati Uniti, ad esempio, la produzione è ai minimi dal giugno 1984, con una flessione del 16% secondo i dati che sono stati forniti dall’Energy Information Administration.

Eppure, non tutti sembrano volersi arrendere ,anzi, c’è chi stima una ripresa del mercato. Tra questi c’è Howard Gatiss, CEO di Coal Marketing, secondo cui la sensazione comune è “che stiamo raggiungendo il fondo. Così in altre parti del mondo si esita a fare quei drastici tagli alla produzione che abbiamo visto negli Usa”. Il tutto è d’altronde aiutato, sottolinea la stampa di settore, da migliori condizioni economiche, valutato che dopo la caduta di molte valute, indebolitesi rispetto al biglietto verde, i produttori non statunitensi hanno visto scendere i costi operativi e hanno visto un aumento delle entrate (visto e che i corsi di tale commodity sono stabiliti proprio in dollari).

Altri analisti la penano allo stesso modo, stimando dunque una ripresa. Secondo Bloomberg, i prezzi del carbone dovrebbero infatti aumentare nel 2015, e secondo Deutsche Bank il mercato del carbone potrebbe avere un surplus di 10 milioni di tonnellate nel 2015 rispetto al deficit di 35 milioni del 2014.

Per quanto concerne gli ultimi dati statistici a disposizione, l’Australia ha esportato 98 milioni di tonnellate nel primo semestre, il 3,8% in più rispetto a quanto non abbia fatto nello stesso periodo del 2014. L’Australia, secondo Gatiss, è il Paese che gode della migliore posizione sul mercato grazie al suo outlook stabile in politica e al sostegno che il governo offre all’industria estrattiva. Forse è un riferimento ai propri confini e alle azioni governative, o forse è solo la lucida visione di quello che sta accadendo nel mercato…

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