Quantitative easing Bce, come procede?

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Uno degli elementi che sta maggiormente condizionando il cambio valutario, gli spread sui titoli di Stato e altri dati che hanno catalizzato l’attenzione degli analisti finanziari degli ultimi anni, è la strategia di quantitative easing recentemente varata dalla Bce. Una politica monetaria oramai ben avviata, in grado di proseguire con il pilota automatico per diversi mesi, e in grado altresì di spostare la propria principale attenzione sulla crescita. Ma come sta andando?

Come sta andando la nuova politica monetaria Bce

Come noto, la Bce si è assegnata un obiettivo di iniezione netta di liquidità mensile pari a 60 miliardi di euro. Il tutto, almeno fino al mese di settembre 2016 e, in ogni caso, fino a quando le attese di inflazione torneranno stabilmente su un livello coerente con la stabilità dei prezzi nel medio periodo. A conferma di ciò, nel primo mese di avvio del programma di acquisto di titoli governativi e di debito, la Bce ha acquistato 61 miliardi di euro, rispettando il target fissato dalle proprie linee guida.

Dei titoli acquistati, la Bce ha fatto shopping di titoli governativi per 41,7 miliardi di euro, pari al 68% del totale. I titoli di debito sovranazionale sono ammontati a 5,7 miliardi di euro, per il 9% del totale, mentre i covered bonds e gli ABS hanno assorbito rispettivamente il 20% e il 2% del totale.

Cosa succederà nei prossimi mesi?

Statistiche pregresse a parte, riteniamo che la Bce riuscirà a raggiungere il target di 60 miliardi di euro anche nei prossimi mesi, senza gravi difficoltà. Ciò non significa che, comunque, non possano esservi dei pregiudizi, considerato le modeste emissioni nette della media area euro nel corso dell’anno, e la penuria di alternative per alcune categorie di detentori (si pensi alle banche o alle assicurazioni).

Un altro elemento di preoccupazione, che potrebbe creare qualche difficoltà alla Bce nel raggiungere gli obiettivi fissati, è il fatto che i potenziali venditori siano riluttanti in un contesto di bassi rendimenti alternativi (anche se è pur vero che almeno nella fase iniziale del programma a vendere sono state soprattutto le Banche centrali internazionali e gli asset manager).

Contemporaneamente, non possiamo non ricordare che la scarsità dei titoli disponibili per l’acquisto (e in particolar modo nel tratto lungo della curva) potrebbe potenziare l’effetto del programma sui rendimenti, come si sta già verificando in alcune ipotesi. La Bce, nel caso, arginerà il problema modificando alcune linee guida e, pertanto, non riteniamo degni di nota eventuali ostacoli.

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