Rialzo tassi Fed: cosa succederà a settembre?

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Nessuno sa con certezza cosa accadrà tra breve, quando la Federal Reserve deciderà il da farsi in materia di tassi d’interesse. Ad esserne convinto – sottolineava un approfondimento condotto da Marcello Bussi su Milano Finanza – è anche Stanley Fischer ai microfoni di Cnbc venerdì 28 agosto. Ma per quale motivo permane una simile aleatorietà?

Stando a quanto afferma il vicepresidente della banca centrale americana, le condizioni che permetterebbero la fine della politica dei tassi a zero avviata nel dicembre 2008 sono abbastanza forti. Eppure, la volatilità che è stata osservata sui mercati finanziari nelle ultime settimane influenza i tempi, e rischia di spaccare ulteriormente il già suddiviso comitato di politica monetaria della Fed.

Riassumendo l’evoluzione delle scorse settimane, si può evidenziare come fino all’11 agosto scorso – quando la Cina ha annunciato di avere svalutato lo yuan – la conseguenza più probabile fosse proprio quella del rialzo dei tassi di interesse di riferimento nel corso della seduta imminente. Tuttavia, dall’11 agosto scorso le cose sono cambiate in maniera radicale, visto e considerato che la mossa cinese ha creato grande scompiglio sui mercati e ancora non si ben comprende se il caos generato dal gigante asiatico sia terminato definitivamente, o meno.

I piani della Fed – ricordava ancora l’approfondimento condotto da Bussi – erano stati esposti con chiarezza dalla Yellen: rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, seguito da una pausa per valutare con attenzione gli effetti delle decisione, seguita da nuovi aumenti a ritmo moderato. Tuttavia, l’influenza cinese si è fatta sentire in misura rilevante, tanto che investitori istituzionali e autorità monetarie di mezzo mondo, sembrano convinte che la cosa migliore da fare sia ora quella di rinviare il rialzo dei tassi di interesse, o lanciare un nuovo quantitative easing.

L’opinione è – come detto – ancora contrastata. Dalla Fed emergono infatti voci molto chiare su come il costo del denaro incrementato a settembre sia divenuto meno urgente, mentre altri affermano che le turbolenze aumenterebbero proprio in caso di rinvio del rialzo dei tassi, poichè in questa ipotesi i mercati penserebbero infatti che la situazione è davvero difficile.

Un ragionamento, quest’ultimo, effettuato esplicitamente anche dal governatore della Banca del Giappone, Haruihiko Kuroda, secondo il quale l’aumento darebbe un segnale  di fiducia sullo stato dell’economia Usa.

Non rimane altro da fare che attendere qualche giorno, e verificare quali saranno le mosse compiute dalla Federal Reserve. Una mossa molto delicata, sulla quale vale ancora la massima incertezza…

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