Sterlina in buon apprezzamento, merito della crescita dei remain?

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Negli ultimi giorni la sterlina ha dimostrato di poter consolidare le proprie posizioni, e accrescerle ulteriormente, nei confronti delle principali controparti valutarie. Sul perché vi sia questa presa di forza da parte della valuta britannica, non vi sono grandi dubbi. A cominciare dal primo dato sul quale vale la pena soffermare qualche valutazione: le dichiarazioni di Carney in audizione al parlamento sull’Inflation Report di maggio.

Il governatore della Bank of England si è lasciato andare ad una serie di interessanti dichiarazioni, riassumibili in tre principali punti chiave. Il primo è che se il Regno Unito rimane nell’Unione Europea, la prossima mossa della Bank of England sui tassi di interesse sarà probabilmente un rialzo. Non si tratta di una affermazione a sorpresa, ma il fatto che si inizi a parlare con particolare chiarezza della scelta di alzare i tassi, lascia intendere che possa esservi una chance anche nel corso dell’anno, e comunque dopo che la Federal Reserve si sarà mossa in tal senso.

La seconda valutazione è che in caso invece di uscita dall’Unione Europea diminuirebbe la probabilità che la prossima mossa sui tassi sia un rialzo: si tratta di una riflessione sinergica a quella precedente, e che va ad acuire le conseguenze – non certo positive – che una vittoria dei leave avrebbe nel corso dei mesi a venire.

La terza valutazione è che non è affatto detto che la risposta corretta a un’eventuale Brexit sia necessariamente un allentamento monetario. Un punto di riferimento e di discussione che smentisce l’ipotesi finora largamente abbracciata dai mercati che un’eventuale uscita dall’UE implicherebbe automaticamente tagli dei tassi.

Infine, Carney ha aggiunto che la Bank of England è in grado di perseguire l’obiettivo di inflazione in qualsiasi scenario. Per quanto importante sia l’effetto positivo di tali dichiarazioni sulla sterlina, queste non sono sufficienti a preservarla da un eventuale calo nel breve in caso di delusioni dai dati e/o di un eventuale inversione di rotta a favore dei “leave” nei sondaggi, che attualmente danno quasi tutti in testa i “remain” – sostengono gli analisti ISP. Un’affermazione, quella dei remain, che sembra farsi sempre più convincente con il passare dei giorni, forse anche a causa della debole politica dei leave, che per il momento non hanno prodotto alcuno studio di rilievo circa i vantaggi di un’uscita dall’Unione…

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